Il mistero del dolore e la conversione del cuore
Carissimi fratelli e sorelle,
Il Vangelo di oggi ci mette di fronte a due realtà profonde della nostra vita: il mistero del dolore e l’urgenza della conversione. Gesù ci parla di due eventi tragici: l’uccisione di alcuni Galilei per mano di Pilato e il crollo della torre di Siloe, che causò la morte di diciotto persone. Due episodi di sofferenza e morte che avrebbero potuto suscitare domande simili a quelle che anche noi ci poniamo quando vediamo il male nel mondo: “Perché è successo? Che colpa avevano?”
Gesù, però, ci invita a cambiare prospettiva. Non entra in una discussione sul “perché” del male, ma ci spinge a guardare dentro di noi: “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Il Signore non ci dice che quelle persone erano più peccatrici delle altre, ma ci ammonisce che la morte e il dolore sono realtà che toccano tutti, e la vera urgenza non è cercare spiegazioni razionali al male, ma cambiare il cuore.
Il mistero del dolore
Noi vorremmo spesso trovare una giustificazione al dolore: pensiamo che le disgrazie siano una punizione per i peccati, che il male capiti solo a chi lo merita. Ma Gesù ci dice chiaramente che non è così. Il dolore è un mistero che sfugge alle nostre logiche umane, ma in esso possiamo trovare un invito a rivolgerci a Dio con più fiducia.
Pensiamo a Gesù stesso: il Figlio di Dio, innocente e senza peccato, ha sofferto ed è morto sulla croce. La sua passione ci dice che Dio non rimane lontano dal nostro dolore, ma lo ha vissuto fino in fondo per trasformarlo in salvezza. La croce di Cristo ci insegna che il dolore, se vissuto con fede, può diventare un cammino di redenzione.
L’urgenza della conversione
Proprio per questo, Gesù ci chiama alla conversione. Non si tratta solo di evitare il peccato, ma di cambiare il nostro modo di vivere e di pensare. Convertirsi significa rimettere Dio al centro, affidarsi alla sua misericordia e riconoscere che ogni giorno è un’occasione nuova per portare frutti di bene.
La parabola dell’albero di fichi ci aiuta a capire meglio questo invito. Il padrone della vigna, vedendo l’albero che da tre anni non dà frutti, vuole tagliarlo. Ma il vignaiolo, simbolo della pazienza e della misericordia di Dio, chiede ancora tempo: “Lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime”.
Questa immagine è piena di speranza. Dio non si stanca di aspettarci, non si arrende di fronte alla nostra aridità spirituale. Egli ci dona sempre nuove opportunità per cambiare vita, per portare frutti di amore, di perdono e di giustizia. Ma questa misericordia non deve farci rimanere indifferenti: il tempo che ci è dato è prezioso e non possiamo sprecarlo.
Conclusione: una chiamata personale
Oggi il Vangelo ci interpella personalmente: Come rispondo al mistero del dolore? Lo vivo con fede o lo rifiuto? E come rispondo alla chiamata alla conversione? Sto veramente cambiando il mio cuore?
Chiediamo al Signore la grazia di accogliere il dolore come un’opportunità per avvicinarci a Lui e di aprire il nostro cuore alla sua chiamata, lasciandoci coltivare e nutrire dalla sua Parola e dai Sacramenti. Il tempo che ci è dato è un dono: usiamolo per amare, per perdonare, per servire.
Che il Signore ci aiuti a non essere alberi sterili, ma a portare frutti abbondanti di vita eterna. Amen.